Visualizzazione post con etichetta grassi saturi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta grassi saturi. Mostra tutti i post
lunedì 18 gennaio 2016
La qualità del sonno dipende anche dalla dieta, lo studio
Tutti noi conosciamo l'importanza del sonno, oltre alla giusta quantità di ore da dedicargli molto importante è la qualità del sonno stesso.
Un sonno per essere efficace e quindi veramente ristoratore, deve necessariamente essere di "buon livello".
Non basta dedicare le canoniche 7-8 ore per ridare al fisico e alla mente lucidità, freschezza e forza vitale, bisogna anche che il riposo non venga interrotto da bruschi risvegli e soprattuto non sia un risposo "agitato".
Oltre all'inquinamento rumoroso, classico guastafeste dei nostri sogni e riposi, anche l'alimentazione gioca un ruolo fondamentale.
Risaputo è il fatto che mangiare "pesante" non aiuta la qualità del sonno ma ora c'è di più, nuovi studi stanno valutando in modo più mirato l'incidenza dell'alimentazione sul sonno.
Un nuovo studio infatti ha scoperto che mangiare più grassi saturi e zucchero a scapito delle fibre è associato ad un sonno più leggero, più interrotto e conseguentemente meno ristoratore.
I risultati mostrano che una maggiore assunzione di fibre è associata a un tempo di sonno profondo maggiore, conosciuto anche come SWS o sonno a onde lente.
Al contrario, una più alta assunzione di zuccheri e di grassi saturi è stata associata ad un sonno meno intenso, più leggero, inquieto e con molti risvegli. Un sonno, in definitiva meno riposante e meno ristoratore.
"La nostra scoperta principale è che la qualità dieta influenza la qualità del sonno", ha detto il ricercatore principale Marie-Pierre St-Onge, PhD, professore assistente presso il Dipartimento di Medicina e dell'Istituto di Nutrizione Umana presso la Columbia University Medical Center di New York, NY "E 'stato sorprendente osservare come un solo giorno di maggiore assunzione di grassi e minor assunzione di fibre sia in grado d' influenzare i parametri del sonno. "
I risultati degli studi sono pubblicati nel numero di gennaio del Journal of Clinical Medicine.
venerdì 17 aprile 2015
I grassi fanno parte della nostra dieta, ma quali preferire? Olio extravergine di oliva un nutraceutico antico
Con il termine comunemente usato di “grassi” s’intendono
sostanzialmente una serie di elementi chimici più scientificamente chiamati
lipidi che sono normalmente contenuti negli alimenti. Chimicamente sono
l’unione di una molecola di glicerolo con una o più, fino ad un massimo di tre,
molecole di acidi grassi. Nella maggioranza dei casi, i grassi che assumiamo
con la nostra dieta sono formati da tre molecole di acidi grassi e prendono in
conseguenza il nome di trigliceridi. Altri lipidi che normalmente vengono
assunti con la dieta ma in misura relativamente inferiore sono i fosfolipidi, i
glicolipidi e il colesterolo (1).
In base alle caratteristiche chimiche che li compongono, e
più specificatamente in base al tipo di legame chimico con cui gli acidi grassi
sono formati, essi si possono dividere in grassi
saturi e grassi insaturi (2). A
loro volta i grassi insaturi trovano distinzione tra monoinsaturi e polinsaturi
(1).
Esistono altre classificazioni dei grassi in ambito chimico
e biologico, ma questa particolare distinzione è di rilevante importanza
nell’ambito alimentare, in quanto questa tipologia di grassi, ha effetti diversi
nonché diametralmente opposti sul nostro organismo, vediamo il perché:
Etichette:
acidi grassi,
alimentazione,
grassi,
grassi cis,
grassi idrogenati,
grassi insaturi,
grassi monoinsaturi,
grassi polinsaturi,
grassi saturi,
grassi trans,
olio d'oliva,
olio EVO,
olio extravergine d'oliva
Iscriviti a:
Post (Atom)

